disintegration.

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Miryam talks to strangers, thinks her life's in danger.

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    È (stato) molto comico questo mio accusare le persone perché non postano seguito dal mio sparimento. Ma non credevo fosse passato così tanto tempo! Lo studio uccide, specialmente quando è disperato. Devo sopravvivere.
    In questi giorni, ovviamente, non è successo niente. Cioè, in realtà è successo di tutto. Nella mia testa, però. Ho tutto in testa, ma non riesco a dirlo. O forse il fatto che io non riesca a dirlo significa che in testa non c’è niente? No, forse è solo disordine. Ormai mi secca proprio, pensare. Ho deciso che quando non ce la farò più farò le valigie e mi trasferirò stabilmente altrove. Spero che non sia necessario. Non dipende da me, o forse sì.
    Ci sono troppe cose che vorrei. Vorrei aver fatto gli esami. Vorrei sapere che fine ha fatto M., che non sento più proprio ora che avrei davvero bisogno di lui a dirmi di smetterla di fingere e di mettere da parte le forze per percorrere questa lunga strada – o forse, chissà, a dirmi che è fiero di me, proprio lui che mi ha insegnato a combattere. Spero solo che sia davvero felice.
    Adesso so cosa voglio. So che devo stare bene prima io e che devo stare bene da sola, perché solo se si sta bene con se stessi si può fare stare bene anche gli altri. Adesso sto bene, e ho qualcosa da recuperare. Il punto è che quando stavo male sapevo esattamente cosa fare, ora che so che sto bene e che voglio recuperare qualcosa non so da dove cominciare. Cioè, lo so, e so che ci vuole tempo – sia per me che per le circostanze – però ho paura del tempo. Perché in realtà sembra sempre che sia troppo presto o troppo tardi. Perché io mi sforzo sempre di capire, ma c’è chi pensa di aver capito tutto e mi dà per scontata. Che mi sente, ma non mi ascolta; che mi vede, ma non mi guarda. Che mi dice qualcosa, ma so che ne pensa un’altra. E parlare è inutile.
    Non posso neanche parlare, se non mi dici cosa pensi davvero.
    Eh, no, anche questo è troppo difficile da capire.
    Prima o poi perderò la pazienza, lo so.
    Ecco, lo sapevo: va a finire che parlo sempre di ciò di cui non voglio parlare.
    In ogni caso, ho deciso: se va a finire (troppo) male me ne vado da qui. Fuggo. Dico sul serio.


    Postato il giovedì, febbraio 4th, 2010 @ 00:56 sotto la categoria "Egomania". RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito.




    3 commenti

    1. Cristiano Says:

      perché solo se si sta bene con se stessi si può fare stare bene anche gli altri.
      Quanto è vero? E’ una cosa che ho imparato a mie spese.. o forse, ancora non l’ho imparato sul serio.

      Comunque, sembrerà banale, ma parlare fa sempre bene. Parla. Magari cose che, in testa, ti sembrano complesse ed impossibili da risolvere.. acquistano tutta un’altra “luce” una volta “dette”.

    2. Silvano Vaughan Says:

      Meriti una risposta esattamente uguale a quella che tu hai dato a me una settimana fa, demotivandomi molto; ma in fondo era vero quello che dicevi.

    3. Silvano Vaughan Says:

      Solo tu hai il diritto di andartene di casa?
      Ah!?

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